{"id":7281,"date":"2025-03-29T02:48:50","date_gmt":"2025-03-29T02:48:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.spaziointeriore.com\/casaeditrice\/?p=7281"},"modified":"2025-03-13T20:32:29","modified_gmt":"2025-03-13T20:32:29","slug":"guillermo-borjaun-manifesto-psicoterapeutico-non-convenzionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.spaziointeriore.com\/casaeditrice\/guillermo-borjaun-manifesto-psicoterapeutico-non-convenzionale\/","title":{"rendered":"GUILLERMO BORJA: UN MANIFESTO PSICOTERAPEUTICO NON CONVENZIONALE"},"content":{"rendered":"\n<h4 class=\"has-text-color\" style=\"color:#1a75bb\">GUILLERMO BORJA:<br\/>UN MANIFESTO PSICOTERAPEUTICO NON CONVENZIONALE<\/h4>\n\n\n\n<h5>di Claudio Naranjo<\/h5>\n<h6>Pubblicato sul blog il 29\/03\/2025<\/h6>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 nel mio libro \u201cGestalt sin fronteras\u201d ho avuto l\u2019occasione di scrivere su Guillermo Borja, che ho descritto come perlsiano \u2013 pur senza aver conosciuto Perls \u2013 e come degno rappresentante dello spirito della Gestalt, nonostante egli si sia valso molto poco delle sue tecniche e abbia mostrato scarso interesse anche verso le sue idee. Borja \u00e8 un gestaltico che ha scoperto che la terapia pu\u00f2 essere fatta attraverso la fede nella verit\u00e0 vissuta e il coraggio di essere se stessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Tocca a me scrivere di lui, ancora, e l\u2019occasione \u00e8 troppo ghiotta, poich\u00e9 non solo ho assistito al contesto in cui \u00e8 stato concepito questo libro, ma ho anche avuto a che fare con il suo processo di gestazione. Sebbene il libro sia di interesse e validit\u00e0 per la psicoterapia in generale ed esprima quel modo di fare terapia di Borja che abbiamo conosciuto in Europa e in America Latina anni fa, \u00e8 particolarmente rilevante ci\u00f2 che scrive sulla situazione vissuta negli ultimi quattro anni.<\/p>\n\n\n\n<p><br>&nbsp;Quando ho incontrato Borja, la sua specialit\u00e0 era la terapia con uso di allucinogeni. Si era formato con il dott. Salvador Roquet, con la famosa Mar\u00eda Sabina e con un misterioso sciamano adottivo huichol 6 di nome Oswaldo. Il suo apprendimento ha avuto luogo durante i periodi in cui gli allucinogeni erano ammessi. Oggi sappiamo che l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, fortemente influenzata dalla politica statunitense, ha posto il veto al suo uso medico, e gli indigeni a malapena mantengono la loro libert\u00e0 religiosa. Borja, un remoto discendente dei Borgia, nonch\u00e9 una specie di Robin Hood che non si ferma davanti a regole o convenzioni quando si tratta di aiutare i suoi simili, per molti anni aveva celebrato, in compagnia di un\u2019indigena huichol, la cerimonia del peyote nel Giorno dei Morti nel deserto messicano. Anche molti europei partecipavano all\u2019evento. Nonostante ci\u00f2, nel novembre 1990 fu arrestato per questo motivo e condannato a quattro anni di carcere. \u00c8 ironico che qualcuno, dotato di una tale capacit\u00e0 di guarire, sia stato punito cos\u00ec severamente per un \u201cattentato contro la salute\u201d. Fin dalla mia prima visita al carcere messicano ho esortato Borja a documentare la sua esperienza, bench\u00e9 sapessi che \u00e8 una persona portata pi\u00f9 ad agire che a parlare di ci\u00f2 che fa.<\/p>\n\n\n\n<p>N\u00e9 l\u2019incoraggiamento di certi colleghi italiani che lo avevano conosciuto in occasione di un congresso della Gestalt, n\u00e9 l\u2019incitamento di un editore disposto a pubblicarlo sembravano avere avuto eco, fino a quando il dott. Jos\u00e9 Aznar mi chiese di metterlo in contatto con un gruppo di discepoli di Carlos Castaneda, e io gli suggerii di approfittare della sua permanenza in Messico per aiutare Borja nel suo lavoro. Il risultato della sua disponibilit\u00e0 \u00e8 stata la registrazione della bozza di questo libro, trascritta da uno psicotico, senza punteggiatura n\u00e9 ortografia, e successivamente corretta da Felipe Agudelo. Nonostante sia ispirato all\u2019esperienza del carcere, \u00e8 piuttosto un manifesto del lavoro psicoterapeutico che riflette allo stesso tempo il vissuto di una vita e l\u2019esperienza pi\u00f9 immediata del prendersi cura dei malati mentali in carcere.A questa introduzione manca forse una visione panoramica di ci\u00f2 che Borja fece durante i suoi quattro anni di prigione. Meglio di me possono dirlo le sue stesse parole, registrate nei pomeriggi successivi alla sua scarcerazione, durante i quali mi ha fatto visita in un rifugio benedettino tra Tepoztl\u00e1n e Cuernavaca, dove conducevo un ritiro.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n<div class=\"wp-block-columns is-layout-flex wp-container-core-columns-is-layout-9d6595d7 wp-block-columns-is-layout-flex\">\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:35%\"><\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:30%\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" width=\"758\" height=\"800\" data-src=\"https:\/\/www.spaziointeriore.com\/casaeditrice\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/blog-naranjo-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7284 lazyload\" data-srcset=\"https:\/\/www.spaziointeriore.com\/casaeditrice\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/blog-naranjo-2.jpg 758w, https:\/\/www.spaziointeriore.com\/casaeditrice\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/blog-naranjo-2-284x300.jpg 284w, https:\/\/www.spaziointeriore.com\/casaeditrice\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/blog-naranjo-2-648x684.jpg 648w\" data-sizes=\"(max-width: 758px) 100vw, 758px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 758px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 758\/800;\" \/><\/figure>\n<\/div>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow\" style=\"flex-basis:35%\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Guillermo Borja:<br>&nbsp;\u00abSono stato invitato dalla vicedirettrice per aiutarla a lavorare con i pazienti psichiatrici; \u00e8 un\u2019avvocatessa, ma ha un rapporto molto stretto con i malati. Mi ha detto da subito che sarebbe stato molto difficile. Si trattava di un edificio abbandonato con settantadue psicotici nudi e pieni di infezioni su tutto il corpo. Non ricevevano cure psichiatriche e i pochi farmaci che arrivavano venivano venduti agli altri detenuti (devo dire che mi \u00e8 sembrato molto salutare il fatto che non prendessero quelle schifezze). Vagavano nudi per tutta la prigione, non avevano protezione dalle guardie e il resto della popolazione carceraria si approfittava di loro, li violentava, li usava, li metteva a lavare i panni. I medici neanche ci mettevano piede, l\u2019\u00e9quipe di Psicologia aveva paura ed era il padiglione con il pi\u00f9 alto tasso di violenze, suicidi e morti. In ogni cella, costruita per una persona, vivevano in quattro. Non c\u2019era l\u2019acqua e l\u2019intero edificio era dipinto con escrementi. Quando l\u2019ho visto, ho detto: \u201cDio mio! Cos\u2019\u00e8 questo?\u201d Era un manicomio del xvi secolo; con la differenza che non usavano l\u2019elettroshock, ma solo perch\u00e9 non c\u2019era.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando sono arrivato mancavano persino i vetri alle finestre: era una cosa orribile. Vedendo lo stato di quel luogo fui sopraffatto dallo smarrimento. \u201cCosa ci faccio qui? Cosa fai in un posto come questo?\u201d Ebbene, sono rimasto per un mese seduto davanti al portone dell\u2019edificio. \u201cNon entrer\u00f2 finch\u00e9 la mia paura non sar\u00e0 andata via\u201d mi dissi. Lavorare la paura. Mi ci \u00e8 voluto un mese. Una volta dentro, avevo comunque molta paura di essere ucciso; i pazzi non hanno troppe inibizioni. Quando ho iniziato a lavorare non conoscevo nessuno, non sapevo neanche uno dei loro nomi. \u201cL\u2019unica cosa che posso fare, e non so se \u00e8 psicoterapia, \u00e8 lavarli e raparli\u201d mi sono detto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho chiesto di comprare delle macchinette per tagliare i capelli. Essere pulito \u00e8 la prima cosa per ogni essere umano, e poi bisognava togliergli i pidocchi. Non so cosa avessero tra i capelli, ma quando ho cominciato a tagliarli le macchinette si sono rotte, quindi ho chiesto di prendere dei rasoi per cani, e ha funzionato. I matti erano matti, e pelati sembravano ancora pi\u00f9 matti, dichiaratamente matti, da manicomio insomma. Li ho vestiti, lavati, gli ho tagliato le unghie dei piedi e delle mani, e ho iniziato a cercare vestiti, mutande, scarpe&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p><br>&nbsp;La vicedirettrice \u00e8 stata di grande aiuto. Il lavoro cominci\u00f2 ad aumentare al punto che non riuscivo pi\u00f9 a gestire cos\u00ec tante persone, cos\u00ec ho pensato di creare una squadra di supporto. Era bello immaginare che mi avrebbero aiutato, ma non si \u00e8 presentato nessuno. Mi sono detto che la patologia ben canalizzata poteva diventare pedagogia e cos\u00ec ho usato lo strumento dell\u2019enneagramma, organizzando le attivit\u00e0 secondo i loro tratti per renderli produttivi. Gli emozionali nelle attivit\u00e0 artistiche: espressione corporea, musica, danza, teatro, creativit\u00e0 e poesia. Gli intellettuali come maestri di scuola, di disciplina, di ginnastica e Tai-Chi. I formatori provenivano dalla popolazione generale del carcere e aiutavano gli psicotici. Ho formato un team di diciotto persone che davano lezioni ogni giorno. Li ho chiamati \u201cgli insegnanti\u201d. Cominciarono a tenere lezioni accademiche con un programma molto intenso di quattordici ore al giorno. Siamo cresciuti e abbiamo avviato un orto dove loro piantavano e raccoglievano, e dal quale proveniva parte di ci\u00f2 che mangiavano. Abbiamo anche creato un allevamento di polli e anatre.<\/p>\n\n\n\n<p><br>&nbsp;Successivamente ho usato gli animali come co-terapeuti: alcuni cani, una mezza dozzina di gatti e altri animali. \u00c8 stato molto interessante vedere come cani e gatti si avvicinavano da soli a certi psicotici e come si adottavano a vicenda. Ho visto reazioni impressionanti in molti di loro. Ricordo un paziente catatonico che soffriva di una violenza estrema, che ci colpiva tutti e che aveva addirittura procurato fratture ad alcuni di noi. Lo ha guarito un gatto.<br>&nbsp;All\u2019inizio lo psicotico cacciava via a calci il povero gatto, ma in seguito si \u00e8 sentito sempre pi\u00f9 coinvolto finch\u00e9 \u00e8 diventato come un figlio, e la violenza \u00e8 scomparsa. Incredibile! Poi ha avuto anche un cane. Quei cuccioli hanno fatto miracoli; molti di pi\u00f9 dello psichiatra e di me. Quello psicotico antisociale e catatonico cominci\u00f2 a occuparsi delle vendite che organizzavamo nei giorni di visita, e lo faceva molto bene. Il custode capo aveva paura che picchiasse qualcuno, ma sapevo benissimo che non sarebbe successo, che il pericolo era rappresentato dagli altri, i \u201cnormali\u201d: nelle loro sezioni c\u2019erano scazzottate e scaramucce ogni sabato.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo cominciato a produrre e vendere dei semplici manufatti artigianali, e con queste cose semplici siamo riusciti a rendere la comunit\u00e0 autosufficiente. Ho chiesto dei vestiti ad amici, ma presto la stragrande maggioranza dei matti \u00e8 riuscita a comprarsi molte cose da s\u00e9. Era una comunit\u00e0 che funzionava come tale e i membri si prendevano cura l\u2019uno dell\u2019altro. Prima, quando arrivava il cibo, nessuno osava entrare nel nostro padiglione per distribuirlo. A volte non c\u2019era molto da mangiare e quindi capitava che il pazzo pi\u00f9 forte si prendesse la miglior porzione di carne. Abbiamo dunque lavorato su quella situazione, fino a quando si sono organizzati i ruoli per servire e raccogliere. Molto bello, ottimo progresso. Avevamo anche un laboratorio di riparazioni di abbigliamento, alcuni cucivano e altri aiutavano. Infine abbiamo creato pure una segreteria dove scrivevano a macchina. Era molto bello.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che contava di pi\u00f9, per me, era che i miei pazienti si integrassero nella popolazione carceraria generale. In linea di principio mi sembrava impossibile che potessero uscire dalla nostra sezione, erano a rischio di stupro e altri soprusi del genere. Inoltre si era creata molta invidia intorno a me e mi ero fatto molti nemici, perch\u00e9 i miei pazienti cominciavano a differenziarsi molto dagli altri. Invece non \u00e8 successo niente di ci\u00f2 che temevo. I detenuti cominciarono a rispettarmi e a dimostrarmi affetto, per loro ero \u201cil Doc\u201d\u00bb.<br>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Claudio Naranjo:<br>&nbsp;\u00abHo visto, quando sono venuto a trovarti, che quando si menzionava il tuo nome le guardie avevano un\u2019espressione di grande rispetto\u00bb.<br>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Guillermo Borja:<br>&nbsp;\u00abSapevano benissimo che si erano sbarazzati di un lavoro che nessuno voleva fare: essere il custode dei pazzi. Era un\u2019area con molti conflitti. I membri dell\u2019\u00e9quipe di Psicologia, i servizi sociali e lo psichiatra capo hanno impiegato molto tempo per integrarsi nella nostra clinica e nella comunit\u00e0, e ancora di pi\u00f9 per capire quale fosse il loro lavoro. Li avevo invitati, ma essendo io un criminale, lo psichiatra mi ha trattato con disprezzo. Come avrei potuto insegnargli, io? Gli ho detto: \u201cNon voglio insegnare niente a nessuno, vorrei solo mostrarti quello che faccio\u201d. Ho detto lo stesso alla psicologa responsabile. Ma la verit\u00e0 \u00e8 che avevano paura \u2013 anzi, terrore \u2013 di essere l\u00ec. Lo psichiatra era spaventato perch\u00e9 non capiva cosa stessi facendo, anche se vedeva che funzionava. Questa \u00e8 stata la prima cosa che tempo dopo mi ha riconosciuto. La seconda \u00e8 stata che, di tutti gli ospedali psichiatrici conosciuti \u2013 pubblici o privati, costosi o economici \u2013 nessuno era cos\u00ec funzionale e bello, con un bel giardino in cui a volte si potevano scorgere i matti meditare. In quel posto i professionisti non sapevano nemmeno cosa fosse la meditazione. Cos\u00ec, tra lo spaventato e il curioso, lo psichiatra cominci\u00f2 a mettersi in gioco.<\/p>\n\n\n\n<p>Ovviamente all\u2019inizio era incredulo, vedendomi lavorare con la bioenergetica. Aveva paura perch\u00e9 non capiva. Quanto odio e rifiuto viene manifestato a volte! Io non gli dicevo nulla. Trascorso del tempo, venne il giorno in cui mi chiese: \u201cMi potresti insegnare?\u201d Gli ho risposto di no. \u201cPer\u00f2 vedo che sai molte cose\u201d mi ha detto. Cos\u00ec ho iniziato a prestargli i tuoi libri. Dopo averli letti, mi ha detto: \u201cNon ci capisco niente\u201d. E io: \u201cQuelle cose non entrano dalla testa\u201d. Lui: \u201cAllora da dove?\u201d Io: \u201cSu per il culo, devi bagnarti il culo\u201d. Lui: \u201cCosa dovrei fare?\u201d Io: \u201cL\u2019unico modo in cui potrei insegnarti sarebbe che tu fossi un mio paziente. Poi ti dar\u00f2 delle lezioni\u201d. Fu un cazzotto all\u2019ego.<\/p>\n\n\n\n<p><br>&nbsp;Per due mesi arrivava alle quattro del pomeriggio, si sedeva accanto a me con i suoi quaderni, e io non gli dicevo nulla. Non facevamo altro che bere caff\u00e8 e Coca-Cola: le lezioni consistevano in questo. Mi divertiva il fatto che non gli interessassero i miei matti, che erano anche i suoi (solo che pagavano lui, non me). Aveva paura e manifestava la tipica distanza professionale degli psichiatri: come si sarebbe relazionato con un pazzo? E tutti quegli orribili pregiudizi che conosciamo&#8230; Cos\u00ec siamo progrediti poco a poco. Ben presto cominci\u00f2 a dedicarsi alla terapia di gruppo. In seguito gli ho consigliato di fare formazioni e pratiche fuori dal carcere. Devo dire che \u00e8 riuscito ad avere buoni risultati, quasi sorprendenti\u00bb.<br>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Posso solo sperare che questo libro abbia un impatto non solo sulle carceri e i manicomi, ma sulla formazione e l\u2019ispirazione degli psicoterapeuti e dei lettori in generale, perch\u00e9 de m\u00e9dico, poeta y loco, todos tenemos un poco, e in questi tempi di disumanizzazione e di violenza, la consapevolezza terapeutica \u00e8 vitale per tutti.<\/p>\n\n\n\n<iframe src=\"https:\/\/widget.spreaker.com\/player?episode_id=56111259&amp;theme=dark&amp;chapters-image=true\" width=\"100%\" style=\"height:200px!important;\" frameborder=\"0\"><\/iframe>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n<div class=\"wp-block-media-text is-stacked-on-mobile is-vertically-aligned-center has-background gp-blog-img-box-2\" style=\"grid-template-columns:15% auto\"><figure class=\"wp-block-media-text__media\"><a href=\"https:\/\/spazionagual.it\/edizioni-spazio-interiore\/4763-la-locura-lo-cura-guillermo-borja-9788897864882.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><img decoding=\"async\" width=\"391\" height=\"600\" data-src=\"https:\/\/www.spaziointeriore.com\/casaeditrice\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/la-locura-lo-cura.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-7285 size-full lazyload\" data-srcset=\"https:\/\/www.spaziointeriore.com\/casaeditrice\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/la-locura-lo-cura.jpg 391w, https:\/\/www.spaziointeriore.com\/casaeditrice\/wp-content\/uploads\/2025\/03\/la-locura-lo-cura-196x300.jpg 196w\" data-sizes=\"(max-width: 391px) 100vw, 391px\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" style=\"--smush-placeholder-width: 391px; --smush-placeholder-aspect-ratio: 391\/600;\" \/><\/a><\/figure><div class=\"wp-block-media-text__content\">\n<p class=\"has-very-dark-gray-color has-text-color has-background\" style=\"background-color:#ffffff;font-size:24px\">L\u2019articolo che hai appena letto \u00e8 tratto dalla Prefazione de LA LOCURA LO CURA di Guillermo Borja, edito da Spazio Interiore nel 2023. Lo puoi acquistare <a href=\"https:\/\/spazionagual.it\/edizioni-spazio-interiore\/4763-la-locura-lo-cura-guillermo-borja-9788897864882.html\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><span style=\"color:#1a75bb;\">QUI<\/span>.<\/a><\/p>\n<\/div><\/div>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<div class=\"nlblog\"><h4>Iscriviti alla newsletter<\/h4>\n<!-- Newsletter for WordPress v4.5.12 - https:\/\/github.com\/mailrouter\/Newsletter-for-Wordpress\/ --><form id=\"nl4wp-form-1\" class=\"nl4wp-form nl4wp-form-2443\" method=\"post\" data-id=\"2443\" data-name=\"Iscriviti alla Newsletter\" ><div class=\"nl4wp-form-fields\"><div class=\"gpnlfields\">\r\n  \r\n<p>\r\n\t<label class=\"nlemaillabel\">Indirizzo email: <\/label>\r\n\t<input type=\"email\" name=\"EMAIL\" placeholder=\"Tuo indirizzo email\" class=\"nlemail\" required \/>\r\n<\/p>\r\n<p>\r\n    <label>SELEZIONA LE NEWSLETTER CHE DESIDERI RICEVERE<\/label>\r\n<\/p>\r\n<div class=\"gp-nl\">\r\n\r\n<p>\r\n    <label>\r\n        <input name=\"INTERESTS[1][]\" type=\"checkbox\" value=\"zy3v7\" checked=\"true\"> <span>EDIZIONI SPAZIO INTERIORE<\/span>\r\n    <\/label>\r\n<\/p>\r\n\r\n<p>\r\n  <label>\r\n        <input name=\"INTERESTS[1][]\" type=\"checkbox\" value=\"q3j5g\" checked=\"true\"> <span>SPAZIO NAGUAL (Bookstore di Spazio Interiore)<\/span>\r\n    <\/label>\r\n<\/p>\r\n  <\/div>\r\n<div class=\"gp-privacy\">\r\n  \r\n\r\n<p>\r\n    <label>\r\n      <input name=\"PROFILE_NEWSLETTER[]\" type=\"checkbox\" value=\"newsletter\" required> <span id=\"infpriv\">\r\n      Acconsento al trattamento dei miei dati cos\u00ec come definito nell'<a href=\"https:\/\/spaziointeriore.com\/casaeditrice\/privacy-policy\/\" target=\"_BLANK\">informativa sulla privacy<\/a> di cui dichiaro di aver preso visione<\/span>\r\n    <\/label>\r\n<\/p>\r\n\r\n  <\/div>\r\n<\/div>\r\n\r\n<p>\r\n\t<input type=\"submit\" class=\"gpsubmit\" value=\"Registrazione\" \/>\r\n<\/p><\/div><label style=\"display: none !important;\">Lascia questo campo vuoto se sei umano: <input type=\"text\" name=\"_nl4wp_honeypot\" value=\"\" tabindex=\"-1\" autocomplete=\"off\" \/><\/label><input type=\"hidden\" name=\"_nl4wp_timestamp\" value=\"1777506630\" \/><input type=\"hidden\" name=\"_nl4wp_form_id\" value=\"2443\" \/><input type=\"hidden\" name=\"_nl4wp_form_element_id\" value=\"nl4wp-form-1\" \/><div class=\"nl4wp-response\"><\/div><\/form><!-- \/ Newsletter for WordPress Plugin --><\/div>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Claudio Naranjo<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel mio libro \u201cGestalt sin fronteras\u201d ho avuto l\u2019occasione di scrivere su Guillermo Borja, che ho descritto come perlsiano \u2013 pur senza aver conosciuto Perls \u2013 e come degno rappresentante dello spirito della Gestalt, nonostante egli si sia valso molto poco delle sue tecniche e abbia mostrato scarso interesse anche verso le sue idee. Borja \u00e8 un gestaltico che ha scoperto che la terapia pu\u00f2 essere fatta attraverso la fede nella verit\u00e0 vissuta e il coraggio di essere se stessi.<br \/>\nTocca a me scrivere di lui, ancora, e l\u2019occasione \u00e8 troppo ghiotta, poich\u00e9 non solo ho assistito al contesto in cui \u00e8 stato concepito questo libro, ma ho anche avuto a che fare con il suo processo di gestazione. Sebbene il libro sia di interesse e validit\u00e0 per la psicoterapia in generale ed esprima quel modo di fare terapia di Borja che abbiamo conosciuto in Europa e in America Latina anni fa, \u00e8 particolarmente rilevante ci\u00f2 che scrive sulla situazione vissuta negli ultimi quattro anni.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":7291,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[239],"tags":[],"class_list":["post-7281","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-blog"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.spaziointeriore.com\/casaeditrice\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7281","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.spaziointeriore.com\/casaeditrice\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.spaziointeriore.com\/casaeditrice\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.spaziointeriore.com\/casaeditrice\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.spaziointeriore.com\/casaeditrice\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7281"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.spaziointeriore.com\/casaeditrice\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7281\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7288,"href":"https:\/\/www.spaziointeriore.com\/casaeditrice\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7281\/revisions\/7288"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.spaziointeriore.com\/casaeditrice\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7291"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.spaziointeriore.com\/casaeditrice\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7281"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.spaziointeriore.com\/casaeditrice\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7281"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.spaziointeriore.com\/casaeditrice\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7281"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}