STATI DI PSICOTROPIA RITUALE
Arte, colore, magia
di Stefano Mayorca
Pubblicato sul blog il 01/02/2025
Stiamo per intraprendere un viaggio che ci condurrà oltre i confini del tempo e dello spazio, per approdare in una dimensione dove il colore diviene magia. La necessità di controllare e dirigere le forze naturali allo scopo di modificare il piano percettivo si perde nella notte dei tempi. Possiamo affermare a riguardo che fin dai primordi l’essere umano ha cercato di pervenire alla realizzazione di una realtà parallela, capace di interagire con i meccanismi invisibili insiti nell’universo e in ciascuna forma di vita alimentata dal fluido primevo. Le grotte che custodiscono graffiti e pitture rupestri sono la testimonianza di un vissuto ancestrale legato all’uomo preistorico, autore di tali opere.
Ma queste non sono, come spesso viene affermato dagli archeologi, semplici forme d’arte primitiva, bensì il risultato di una conoscenza antichissima; l’applicazione del pensiero vivificato per mezzo di immagini. Alcuni elementi significativi sancivano il contatto con l’ignoto e scandivano la vita dell’uomo primitivo: il buio delle caverne, simbolo dell’utero primigenio e della gestazione occulta, riconducibile agli albori del culto della Grande Madre, e il rosso vivo della fiamma che rischiarava gli antri in cui essi vivevano; il Sole, con la sua luce aureata, simbolo della forza fecondante e la Luna, con il suo colore bianco-argenteo simboleggiante l’energia femminea passiva, matrice e ricettacolo di tutte le forme, che veniva fecondata dalla luce solare.
LA LUCE
La luce è la forza immanente e fonte di rinascenza, opposta alle tenebre e all’oscurità interiore. La luce dà vita alle forme e fuga le ombre indistinte della notte. Il bianco della luce, il nero delle grotte e il rosso della fiamma simboleggiano le tre fasi più importanti della trasmutazione alchimica e della Grande Opera, l’Opus Magnum.
Nero-oscurità: Nigredo = stato di putrefazione, fermentazione, occultazione.
Luce-bianco: Albedo = illuminazione, ascesa.
Fuoco-rosso: Rubedo = compimento dell’Opera, creazione del Lapis Philosophorum, Quintessenza, Alkaest o Polvere di Proiezione.
MAGIA DELLE FORME E DEL COLORE: i dipinti magici.
In effetti, l’ausilio di elementi figurativi (simulacri magici) rivestiva grande importanza nell’ambito delle operazioni magiche primigenie. Le scene di caccia, visibili negli anfratti litici, rimandano a cerimonie officiate con il preciso intento di influenzare l’esito della battuta per la cattura delle prede, indispensabili per la sopravvivenza. Una sorta di rito collettivo finalizzato a cambiare il corso del destino mediante il pensiero concentrato, sintetizzato e diretto con la forza di volontà, capace, una volta dinamizzato, di mutare la realtà circostante a proprio beneficio. Una vera e propria realtà virtuale. Una percezione profonda in grado di creare l’oggetto, la situazione sulla quale intervenire. La magia dell’evocazione – richiamo di forme, per esempio quelle degli animali effigiati – che opera nel cuore stesso delle realtà virtuali (da virtus = Forza) non funziona solo per mezzo di entità concrete; nel caso delle figure dipinte riconosciamo un’astrazione, cioè l’insieme di linee di forza che ricreano il soggetto disegnato. Non a caso, in alcune grotte dell’Australia sono state rinvenute delle mani variopinte impresse nelle pareti, la cui origine racchiude valenze rituali; al di sotto, sul terriccio, numerose orme lasciate da un gruppo di persone, forse alla fine del paleolitico.
Con ogni probabilità si trattava di una danza sacra, volta a innescare una condizione di allo- coscienza (alterazione della coscienza), un rituale segreto, un mistero non facilmente penetrabile, la prova che la magia esiste da sempre. Le mani, segno di identità, simbolo distintivo, erano il fulcro del complesso iter magico intrapreso. Possiamo ipotizzare – anche dalle tracce di combustione presenti – il supporto di fonti luminose specifiche collocate ad arte per ricreare un’atmosfera sospesa. Si potrà obiettare che al buio di una grotta la luce è indispensabile. Questo è ovvio, ma la disposizione dei fuochi, in base ai residui, denota una struttura geometrica altamente simbolica. Questo tipo di pitture appartiene alla tecnica magica dell’imitazione, che opera in base al principio che se qualcosa viene riprodotto con un sufficiente grado di concentrazione (volontà e dominio dell’energia) e vivacità, si avvera sul piano reale. Oltre la coltre del tempo interno, interiore e interiorizzato, si muovono pensieri, ombre e forme psico-temporali. Dimensioni che vivono dentro la mente dell’uomo e anche al di fuori, come strati molteplici che avvolgono l’anima umana.
In questo luogo-non luogo, fertile terreno di ancestrali richiami, primordiali mondi paralleli, pulsa l’autentica natura dell’Essere, sostanza impalpabile ed eterea, sottile e plasmabile. Stati alterati di coscienza che inducono al sogno, alla visione, estensione dei confini spazio-temporali, viaggio che conduce oltre le soglie del vissuto. Percezioni profonde, quasi eteree, frutto di un sentire che trascende la normale soglia coscienziale. Questa descrizione, autentica percezione delle dinamiche psichedeliche indotte da sostanze psicotrope, sapientemente dosate dalla mano esperta dello sciamano, mostra l’iter del viaggio compiuto nell’Altro Mondo, non il regno dei morti che noi concepiamo, ma l’astrale che i Nativi Americani chiamano appunto Altro Mondo.
È importante un chiarimento. L’iniziazione a questo genere di pratica realizzante non va confusa con la tossicodipendenza, né con tutti quegli stati che concretano una dipendenza più o meno estesa. Nel caso di droghe pesanti, utilizzate solo per scopi profani, la coscienza viene narcotizzata fino a perdere il senso della stabilità che, al contrario, deve contraddistinguere un percorso di ordine sciamanico-iniziatico, basato sulla impeccabilità e lucidità. In tal caso la coscienza si espande e si dilata interagendo con realtà dimensionali inimmaginabili. Tale effetto indica il trascendimento della materia saturnia (corpo fisico o piombo) e annuncia la trasformazione futura che la Via intrapresa dallo sciamano riserva.

COSCIENZA EXTRASOMATICA E GNOSTICISMO
Nell’ambito dello Gnosticismo (movimento religioso di matrice ermetica – dottrina ermetica – attivo nel II e III secolo d.C), rinveniamo interessanti correlazioni con la psicotropia rituale. Gli gnostici, che costituivano la maggiore tendenza eterodossa (dal greco heteros = diverso) all’interno del cristianesimo, erano dunque già edotti su alcuni aspetti secretati concernenti le zone della coscienza deputate alle trasmutazioni interne. Trasformazioni ottenute per mezzo di tecniche riservatissime.
Vediamo da vicino i concetti esternati in seno a tale nucleo ermetico. Per comprendere appieno la concezione che rivestiva il pensiero eretico promulgato dallo Gnosticismo nella sua intima essenza, dobbiamo immaginare una zona ideale posta nel mezzo: il Pleroma. Questo, simbolicamente, incarnava l’insieme personificato delle emanazioni divine, gli Eoni, esseri intermedi tra la divinità suprema, inaccessibile, e la materia, il freddo e il caldo, intesi come elementi naturali legati alle forze spirituali di cui parlava anche Tommaso Campanella. Queste creature eoniche colmavano idealmente l’intervallo tra l’Uno e il Mondo, tra lo spirito e la materia.
Il Pleroma, quindi, è l’espressione concreta degli opposti che si compenetrano e si annullano a vicenda (vuoto-pieno divino), dando origine così alla concezione dei contrari (Io-Ombra-Animus-Anima), i quali convergono nel Sé, centro e ambito della personalità totale. Nella concezione degli opposti rinveniamo l’immagine dell’uomo quale emanazione del divino, la cui parte luminosa anela alla trascendenza (Coscienza Extrasomatica o Supercoscienza), mentre quella oscura (Ombra) interagisce con la Terra – materia o piombo. Ed è proprio questa Coscienza Exstrasomatica che consente allo sciamano di trasporsi su di un piano superiore, sintonizzandosi con determinate frequenze vibratorie innescate dalla psicotropia rituale.
PSICOTROPIA RITUALE: oltre i confini del tempo.
Le sostanze maggiormente utilizzate nel corso dell’addestramento sciamanico, volto a intraprendere il Viaggio, sono legate a quella conoscenza secretata che si perde nella notte dei tempi. Tra queste ricordiamo la mescalina (l’alcaloide psicoattivo derivato dal cactus peyote); la dimetiltriptamina (il principale alcaloide pscicoattivo connesso con la pozione rituale conosciuta come ayahuasca); la psilocibina, l’ibogaina e l’Lsd.
Il noto psichiatra americano Rick Strassman, che per molto tempo ha utilizzato a livello sperimentale queste sostanze psicotrope, afferma che il nostro cervello è paragonabile a un televisore e che la dimetiltriptamina non si limita a modificare la luminosità, il contrasto e il colore – come accade sovente con l’alcol e altre droghe non allucinogene – viceversa essa sposta, nel complesso, la nostra attenzione su un canale del tutto differente.
Ha scritto a riguardo: «Lo spettacolo che stiamo osservando non è più quello della realtà quotidiana, il “Canale normale”. La dimetiltriptamina fornisce un accesso regolare, ripetuto e affidabile a canali “distinti”. Gli altri piani di esistenza sono sempre lì! In realtà essi sono proprio qui, con noi, e trasmettono ininterrottamente! Ma non possiamo percepirli perché non siamo destinati a questo: il nostro sistema elettronico ci mantiene sintonizzati sul Canale normale. Esso richiede pochi secondi – i pochi battiti del cuore necessari allo “spirito molecolare” (la dimetiltriptamina) per compiere il suo percorso fino al cervello – per cambiare canale, aprendo la nostra mente a questi altri livelli di esistenza.
Come può avvenire tutto questo? Ammetto di non capirci granché delle teorie della fisica che sono alla base degli universi paralleli e della materia oscura. Quello che so, comunque, mi porta a considerare tali universi come luoghi in cui, forse, la dimetiltriptamina può condurci».
È interessante notare in proposito che gli sciamani Tucano consideravano una sostanza da fiuto della famiglia virola, da essi chiamata Vibo, come «il mezzo più importante con cui un individuo può stabilire un contatto con la sfera del soprannaturale al fine di consultare gli esseri spirituali superiori». Tra questi spiriti, Vibo-mahse – il proprietario e padrone delle sostanze – è considerato di estrema importanza. Si dice che dimori nella Via Lattea, dalla quale osserva costantemente le azioni dell’umanità.
IL MITO DEL PEYOTE: cosmo-psicotropia sciamanica.
Esistono numerose versioni circa il mito e le origini del peyote, ma tutte, da quelle Yaqui otomì a quelle Kiowa-apache, sono contraddistinte e interagiscono con tre figure principali: la pianta allucinogena, la Terra, la figura femminile. Tramite la donna-peyote, la Terra e il cactus divino (peyote) si realizza, dopo quella che viene chiamata incubazione rituale, la rinascita del singolo – come si sostanzia successivamente alla morte rituale di ordine iniziatico-ermetico – e degli esseri umani del gruppo sociale in crisi o in via di estinzione e la loro guarigione in senso globale.
Al peyote, in genere, è data una connotazione di ordine sessuale femminile; ciò nonostante vi è anche il peyote maschio (come avviene tra i Lipan Apache e i Carrizo messicani). In base ai differenti stadi di fioritura della pianta, tra l’altro, sono associati aspetti mascolini e femminini. Per esempio, quando i fiori sono biancastri simboleggiano la vulva, mentre i fiori rossicci rappresentano i genitali e il membro maschili. L’attribuzione sessuale al peyote, in ogni caso, si perde nella notte dei tempi ed è presente tra le comunità indios dell’area mesoamericana, Cora, Huichol e Tarahumara.
Presso i Tarahumara si presenta come divinità maschile, mentre per i Wichita, i Kiowa e altre comunità si trasmuta in entità femminile-divina, in virtù del fatto che nasce dalla Madre Terra (in analogia con il mito della Grande Madre). Non di meno, troviamo anche la figura del padre-peyote.

VIAGGIO NEL SOPRANNATURALE
Gli incontri con esseri soprannaturali per mezzo del Viaggio psicotropo sono antichissimi e possiamo datarli a livello documentale a 30.000 anni fa, come attesta l’arte figurativa di quell’epoca, in cui sono ritratti i teriantropi (uomini-animali). Tutto questo ci dice che nelle culture superstiti di cacciatori-raccoglitori, la trance sciamanica portava all’incontro con esseri virtualmente identici. La cosa più sorprendente in questo senso sono le esperienze di alcuni sciamani-iniziati dell’Australia e della Groenlandia che raccontano la loro esperienza psicotropa. Essi parlano di strane pratiche a cui sono stati sottoposti nel mondo degli spiriti. Esseri soprannaturali che innestavano cristalli nei loro corpi e nella testa. Una sorta di “chirurgia-magica” con smembramenti, lacerazioni, innesti e operazioni cerebrali. Prove iniziatiche, insomma, che riportano alla mente certi racconti di presunte abduction, nel corso delle quali i presunti alieni condurrebbero sugli addotti operazioni di alta chirurgia. Nello specifico, il racconto degli sciamani menzionati sembra alludere anche allo smembramento della personalità profana a favore di quella divina.
Si tratta solo di questo? Difficile rispondere.
Tornando agli uomini feriti dell’arte rupestre del Paleolitico superiore, c’è da dire che le figure torturate rappresenterebbero una forma di sofferenza sciamanica, di morte e iniziazione strettamente associate agli allucinogeni. Come rileva lo studioso e psichiatra Graham Hancock, che per molti anni ha sperimentato le sostanze allucinogene anche su se stesso: «Senza dubbio, le “creature”, con le quali l’ayahuasca e l’ibogaina mi portarono letteralmente faccia a faccia, possono essere pure illusioni prodotte da una chimica cerebrale disturbata, come sostengono gli scienziati occidentali; ma senza dubbio non apparivano tali ai miei occhi. Al contrario, devo dire che ogni esperienza indotta da me dai due allucinogeni a base vegetale mi fece l’effetto – molto intenso e convincente – dell’aprirsi di una porta su livelli di realtà del tutto nuovi e diversi. Si trattò di esperienze assai profonde, toccanti, foriere di durature riflessioni; e in qualche caso arcane, cariche di paura e di minaccia. Utilizzando gli stessi allucinogeni adoperati dagli sciamani, mi convinsi che in quell’ambito vi era da esplorare un autentico mistero. Mi risultava difficile credere che tanta complessità ed esattezza di dettagli, insieme a una serie di immagini sorprendenti e apparentemente prive di qualsiasi rapporto con la mia vita o i miei interessi precedenti, potesse essere stata creata di punto in bianco dal mio povero cervello fuso dalla droga. Intuii che mi era stato concesso di intravedere “creature” che secondo certe modalità sono assolutamente reali, ma non ancora comprese dalla scienza. Tali esseri vivono intorno a noi e con noi, e appaiono consapevoli della nostra esistenza, e vivamente interessati a noi; tuttavia, “vibrano” a una frequenza che travalica il raggio d’azione e dei nostri sensi e dei nostri strumenti tecnologici: quindi generalmente risultano del tutto invisibili».
Parole esaustive, che trascendono la mentalità immobilizzata e desueta degli scienziati, portando alla luce certi aspetti dell’astrale che ben conosciamo per nostra esperienza. Don Juan, il maestro di Carlos Castaneda, a tale proposito affermava: «Magia significa applicare la propria volontà a un punto chiave». Del resto, come scriveva William Shakespeare in Hamlet: «Vi sono in Cielo e in Terra assai più cose, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia».
Tratto da Oltreconfine 9 – Castaneda, Spazio Interiore 2013

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