Dalla fine della Guerra Fredda ai primi Duemila, l’Occidente ha vissuto nell’illusione che democrazia liberale e mercato globale fossero destinati a prevalere. La Brexit e la prima elezione di Trump nel 2016 segnano però l’inizio di una trasformazione strutturale che potrebbe condurre l’umanità a un punto di non ritorno entro il 2028. Attraverso l’ottica del realismo offensivo – secondo cui gli Stati competono in un sistema dominato da paura esistenziale e ricerca del potere relativo – e l’analisi psicologica dei leader, il libro descrive il passaggio da un ordine unipolare guidato dagli usa a uno multipolare dominato da usa, Cina e Russia. Il fattore umano emerge come la variabile più pericolosa. Sulla base delle valutazioni di psicologi e psichiatri, vengono analizzati i tratti del narcisismo patologico attribuiti a Trump: manipolazione del consenso, rifiuto della sconfitta e disconnessione dalla realtà. Da qui l’ipotesi che non accetti la conclusione del proprio mandato presidenziale nel 2028, aprendo scenari di grave crisi istituzionale e possibile escalation internazionale. Il libro collega inoltre la crisi geopolitica alla crescita delle disuguaglianze prodotte dal capitalismo e dall’ereditarietà dei grandi patrimoni. La proposta finale è un “socialismo post mortem”: abolire l’eredità dei grandi capitali senza abbattere il capitalismo. Una riforma pensata per conciliare meritocrazia, innovazione e giustizia sociale. Ma perché ciò avvenga serve una ridefinizione del rapporto tra benessere, potere e senso della vita: la coscienza è una scelta, e solo riconoscendo la portata dell’attuale crisi l’umanità potrà evolversi anziché implodere.
«La storia dell’ascesa dei regimi autoritari dovrebbe insegnarci che le società non collassano solo per la forza dei loro nemici, ma spesso per l’incapacità dei loro cittadini di riconoscere e affrontare per tempo i segnali di crisi. La storia è fatta di lunghi periodi di sottovalutazione dei problemi, seguiti da momenti in cui le conseguenze diventano improvvisamente irreversibili. Questo non riguarda soltanto la politica. Riguarda il destino stesso delle civiltà. Per la prima volta nella storia della Terra, una singola specie possiede strumenti sufficienti per distruggere le condizioni che rendono possibile la propria esistenza. Ci troviamo di fronte a un interrogativo inevitabile: quale senso ha l’emergere di una civiltà capace di comprendere le leggi della natura, ma al tempo stesso potenzialmente in grado di autodistruggersi? L’evoluzione che ha portato alla comparsa dell’intelligenza cosciente rappresenta una tappa rara e preziosa, oppure soltanto un insignificante episodio casuale?» Carlo Magaletti


